FOTOVOLTAICO: chiarimenti sul trattamento catastale

FOTOVOLTAICO: chiarimenti sul trattamento catastale

L’Agenzia delle Entrate ha fornito nuove istruzioni per inquadrare correttamente gli impianti fotovoltaici sul piano fiscale e catastale, in particolare stabilisce quando un impianto è da considerarsi bene mobile o immobile, quando sussiste (o meno) l’obbligo di accatastamento autonomo e specifico e quando, invece, determina solo una variazione che incide sulla rendita catastale dell’immobile a cui è legato.
Tali impianti sono da considerarsi immobili e quindi produttivi di accatastamento autonomo o variazione catastale quando:
– costituiscono una centrale di produzione di energia elettrica che può essere autonomamente censita nella categoria nella categoria catastale D/1 “opifici” oppure D/10 “fabbricati per funzioni produttive connesse ad attività agricole”;
– risultano posizionati sulle pareti di un immobile o su un tetto e ne incrementano il valore (o la redditività ordinaria) di almeno il 15%. In questo caso l’impianto non viene accatastato autonomamente, ma va ad aumentare la rendita catastale dell’immobile.
Sono classificabili come beni mobili e quindi non sussiste alcun obbligo di dichiarazione al catasto quando è soddisfatto almeno uno dei requisiti:
– la potenza nominale dell’impianto è inferiore a 3 kw per ogni unità immobiliare;
– la potenza nominale complessiva (in kw) non è superiore a 3 volte il numero delle unità immobiliari le cui parti comuni sono servite dall’impianto;
– per le installazioni al suolo, il volume individuato dall’intera area destinata all’intervento e dall’altezza dell’asse orizzontale mediano dei pannelli, è inferiore a 150 metri cubi.

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