Un talk di Rcs Academy, in collaborazione con Corriere della Sera e Confcommercio, ha concluso il percorso della manifestazione “InCittà -Spazi che cambiano, Economie urbane che crescono” ospitata il 20 e 21 novembre a Bologna.
RCS Academy, insieme al Corriere della Sera e a Confcommercio, ha chiuso con un talk il percorso della manifestazione “InCittà – Spazi che cambiano, Economie urbane che crescono”, ospitata il 20 e 21 novembre a Bologna in occasione dell’ottantesimo anniversario di Confcommercio. L’appuntamento conclusivo ha proseguito il confronto sul presente e sul futuro delle città italiane, riunendo imprese, istituzioni, università, associazioni e cittadini: i protagonisti dei processi di trasformazione urbana.
L’evento ha permesso di discutere i risultati di ricerche e osservatori condotti con il contributo di chi vive e progetta gli spazi urbani, offrendo una base concreta per individuare sfide e opportunità. L’obiettivo è stato quello di delineare visioni e soluzioni per i centri urbani di domani, con particolare attenzione alla qualità della vita, all’inclusione, alla sostenibilità e allo sviluppo economico locale. Un confronto che ha cercato di raccogliere idee e prospettive per rendere le città italiane più vivibili, resilienti e competitive.
Pichetto Fratin: “Sfida energetica, dobbiamo rigenerare per crescere”
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha aperto i lavori del talk: “Abbiamo provocato danni per crescere e oggi dobbiamo recuperare quel che abbiamo compromesso, senza però rinunciare ai miglioramenti garantiti dal progresso economico”. “La sfida che affrontiamo ora – ha detto il ministro– è soprattutto energetica, e riguarda la mitigazione delle conseguenze del nostro passato: vogliamo offrire un contributo concreto per vivere meglio nelle città“.
“Viviamo in un’epoca storica in cui è indispensabile correggere e in alcuni casi rinnovare ciò che è stato costruito un secolo fa. Le nostre città – ha aggiunto Pichetto – molte costruite in cemento armato ormai giunto a fine vita, devono essere ripensate: non si tratta solo di manutenzione, ma di immaginare nuove città, più moderne, resilienti e sostenibili. Serve una vera rigenerazione urbana“.
A proposito del ruolo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il ministro ha osservato: “Il Piano ha destinato fondi specifici proprio per la rigenerazione urbana — è un’occasione da cogliere. Dobbiamo usare questi strumenti per trasformare l’urgenza di adeguamento in un’opportunità di sviluppo, crescita e qualità della vita”. Secondo Pichetto Fratin, “la transizione energetica non è un’utopia, ma un percorso realistico: le rinnovabili devono essere il cuore della strategia energetica ma da sole non bastano. Occorre un mix di tecnologie, innovazione, efficienza, e la capacità di ridisegnare città e infrastrutture per renderle compatibili con le esigenze di oggi e di domani“.
Infine, il ministro dell’Ambiente ha rilanciato l’idea di un approccio pragmatico e responsive: “Non vogliamo imporre modelli ideologici, ma percorsi concreti: rigenerazione urbana, efficienza energetica, attenzione alle rinnovabili e a nuove tecnologie, tutto questo per garantire non solo sostenibilità ambientale, ma anche sviluppo economico e una migliore qualità della vita per i cittadini“.
Le “voci” di Confcommercio
Il responsabile del settore Urbanistica e Rigenerazione Urbana di Confcommercio, Paolo Testa ha partecipato al panel dedicato a Economia urbana, innovazione e sviluppo sostenibile. “Sta crescendo la consapevolezza che le città sono un organismo complesso“, ha detto Testa, “ma che hanno bisogno di uno sforzo di politica e di indirizzo, e di una capacità di mettere insieme competenze, risorse e intelligenze da parte di tutti gli attori che interagiscono nei territori urbani“.
Testa ha osservato che “la città è innanzitutto un luogo di produzione e dobbiamo pensare a nuove forme di economia. La desertificazione commerciale sta colpendo molte aree urbane e dobbiamo sforzarci di trovare soluzioni comprendendo quali siano le caratteristiche delle città attuali“. Secondo Testa, è necessario “fare uno sforzo per definire questi problemi in base alle specificità delle singole città, con i loro pregi e i loro difetti. Le soluzioni vanno trovate insieme ai Comuni e, in generale, agli amministratori locali. È un tema civico, collettivo“.
Testa ha poi evidenziato l’importanza dei dati: “Dobbiamo partire dalla consapevolezza e raccontare la crisi delle città attraverso le informazioni che possediamo. Messi a sistema, questi dati possono aiutarci ad affrontare e risolvere i problemi. L’elemento più visibile di questa crisi sono i negozi chiusi e gli spazi sfitti, con numeri in grande crescita“.
“Questo fenomeno – ha aggiunto – va affrontato in modo categorico, con una visione di lungo periodo, perché stiamo parlando di politiche pubbliche. Servono accordi territoriali per ridurre i canoni e facilitare l’avvio di imprese giovani”. “Bisogna fare molta attenzione anche agli interventi nello spazio pubblico. Il PNRR ha portato molte risorse, ma quello che ancora manca è uno sforzo collettivo per inserire queste iniziative in programmi chiari e definiti a livello locale”.
“Ci sono molti tipi di centri storici”, ha detto Alessandro Cavo, membro del Consiglio di Confcommercio con incarico alle Politiche per i Centri Storici, intervenuto nel corso del panel dedicato al Ruolo sociale del terziario di mercato contro la desertificazione e le sfide demografiche . “Abbiamo città a forte vocazione turistica, città di provincia con dinamiche diverse, e città industriali che rispondono a logiche ancora differenti. Per questo servono soluzioni mirate: non possiamo pensare a un modello unico“.
Cavo ha osservato che “dobbiamo trovare nuove strategie per consolidare ciò che già esiste e provare a creare condizioni che favoriscano davvero lo sviluppo del commercio“. Ha spiegato che negli ultimi decenni “le differenze tra centro storico e periferia si sono ampliate: mentre nelle zone periferiche sono cresciuti centri commerciali con grandi disponibilità di parcheggi, i centri storici spesso hanno perso posti auto e hanno visto la chiusura di molti negozi, anche a causa di pedonalizzazioni realizzate in modo frettoloso e senza una visione di insieme“.
Nonostante ciò, Cavo si è detto ottimista: “Non sono pessimista rispetto alla possibilità di contemperare gli interessi in gioco. Credo che trovare un equilibrio tra le esigenze del commercio, quelle dei residenti e quelle della mobilità sia possibile, se affrontiamo la questione con serietà e programmazione“. Ha ricordato che Confcommercio “ha sempre avuto un’attenzione particolare alla sostenibilità urbana. Abbiamo sempre proposto iniziative che potessero portare benefici non solo al commercio, ma anche a chi vive nei centri storici. Il commercio di vicinato è un presidio sociale, non soltanto economico”.
Infine, Cavo ha definito lo strumento delle intese “un’ottima soluzione. Accordi ben costruiti tra istituzioni, associazioni e imprese possono davvero aiutare a riportare equilibrio nei centri storici e a contrastare il rischio di desertificazione commerciale, che per molte città italiane è già un’emergenza concreta“.
Tecnologia e sostenibilità: il motore del nuovo sviluppo aziendale
Innovation Talk di RCS Academy dedicato alle nuove opportunità che emergono dall’integrazione tra innovazione e responsabilità ambientale.
Tecnologia e sostenibilità rappresentano oggi un binomio strategico per lo sviluppo delle imprese. Sempre più aziende, infatti, stanno comprendendo come questi due elementi possano integrarsi e generare nuove opportunità di business, favorendo crescita, competitività e responsabilità verso l’ambiente e la società. La nuova edizione dell’incontro promosso da RCS Academy, “Guidare il cambiamento delle imprese nell’era digitale“, con il coordinamento scientifico di Massimo Sideri, inviato ed editorialista del Corriere della Sera, ha offerto un approfondimento sui principali trend dell’innovazione tecnologica e sul contributo che queste trasformazioni porteranno nel raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2030 in tema di sostenibilità e digitalizzazione.
Il contributo di Confcommercio
Per Confcommercio hanno partecipato Luciano Gaiotti, Direttore Centrale Servizi per il Sistema Confcommercio e Paola Generali, Presidente Edi Confcommercio, in un panel dedicato all’Innovazione digitale del terziario.
“EDI è il digital innovation hub di Confcommercio per supportare le aziende del nostro sistema nell’ambito della digitalizzazione“, ha spiegato Generali, sottolineando come il tessuto imprenditoriale sia composto soprattutto da realtà molto piccole. “Noi rappresentiamo micro imprese, fino a 5 dipendenti, e piccole imprese, fino a 15 dipendenti, che sono molto differenti tra loro e che richiedono approcci diversi. Il processo di digitalizzazione è complicato“.
La presidente ha poi insistito sull’importanza dell’ascolto: “Dobbiamo ascoltare le loro esigenze, ascoltare davvero, e applicare una strategia differente per ognuno, a medio e lungo termine”, ha affermato. “E a un certo punto dobbiamo fargli vedere i risultati. È fondamentale creare un rapporto personale e fargli capire il valore del digitale“.
A seguire, è intervenuto Luciano Gaiotti che ha ampliato la riflessione sulla necessità di sostenere l’evoluzione tecnologica delle piccole realtà. “Quando parliamo di micro e piccole imprese, che rappresentano la pancia del Paese, dobbiamo ricordare che sono più indietro e non possono essere lasciate indietro se vogliamo fare un salto di competitività“, ha detto Gaiotti. “Queste imprese – ha aggiunto – hanno bisogno di punti di riferimento capaci di tradurre in modo semplice le esigenze e le opportunità della trasformazione digitale: “Servono soggetti che parlino di trasformazione digitale e che parlino davvero con queste imprese. Per questo è nato il Piano sulla Transizione 5.0 del Mimit”.
Secondo Gaiotti, “quando una piccola impresa decide di intraprendere un percorso di innovazione, capisce che si tratta di un cammino e riconosce l’importanza di avere accanto figure competenti per aumentare la digital attitude”.




