Rapporto Confcommercio: il commercio cambia pelle tra digitalizzazione e nuove sfide per i negozi di vicinato
Il panorama del commercio al dettaglio in Italia sta attraversando una profonda trasformazione strutturale. Secondo i dati del più recente rapporto firmato da Confcommercio, tra il 2018 e il 2025 il Paese ha perso 96.166 punti vendita, con un numero totale di esercizi passato da 666.479 a 570.313 (pari a un calo del -14,4%).
Se da un lato il rischio di una “desertificazione commerciale” nei quartieri e nei piccoli centri si fa sempre più concreto, dall’altro la rete distributiva appare più strutturata: nello stesso periodo, infatti, il fatturato complessivo del settore è aumentato del 25,7%.
Chi soffre di più: ambulanti, piccoli alimentari e negozi culturali
La contrazione non colpisce tutti i segmenti allo stesso modo, ma penalizza in misura maggiore le attività di piccole dimensioni e a forte radicamento territoriale:
- Ambulanti: il calo più marcato (-27,3% in termini di unità, -14,9% per il fatturato);
- Esercizi culturali e ricreativi: edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e articoli musicali registrano un -21,9%, fortemente penalizzati dalla digitalizzazione dei consumi;
- Piccoli negozi alimentari: in flessione del -17,9%;
- Ipermercati: anche la grande superficie soffre sul fronte delle vendite (-8,4% di fatturato).
L’allarme di Confcommercio sul tessuto urbano:
“La diminuzione di attività quali edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e di articoli musicali deve destare preoccupazione in quanto determina un impoverimento del tessuto urbano. Si tratta infatti di esercizi che, oltre alla loro funzione economica, svolgono un importante ruolo sociale e relazionale, contribuendo alla vitalità dei quartieri.”
Chi cresce: il boom di discount ed e-commerce
A guidare la crescita economica della rete commerciale sono i nuovi comportamenti d’acquisto e le grandi catene della convenienza:
- Discount: protagoniste di un vero e proprio exploit con un fatturato in aumento del +101,1%;
- E-commerce: prosegue la corsa del commercio elettronico, che registra un incremento del +41,9%;
- Farmacie: in controtendenza sul fronte dei punti vendita (+4,2%), sostenute da una domanda rigida e dall’ampliamento dei servizi alla persona.
Tenuta dell’occupazione e riorganizzazione del settore
Un dato rilevante che emerge dal rapporto è che la riduzione del numero di vetrine non ha generato un crollo occupazionale proporzionale. Tra il 2018 e il 2025, la quota complessiva degli addetti nei negozi è diminuita soltanto del -1,8%.
A bilanciare il quadro sono state le dinamiche assunzionali delle strutture più grandi e di alcuni settori specializzati:
- Supermercati e grandi superfici: incremento degli addetti dell’+8,3%;
- Commercio specializzato: settori come abbigliamento, calzature e gioielleria mostrano un segnale positivo sull’occupazione (+3,4%), pur a fronte di una razionalizzazione del numero di negozi fisici.
Il quadro tracciato da Confcommercio delinea quindi un mercato commerciale sempre più polarizzato tra grandi superfici, canali digitali e attività ad alta specializzazione, a scapito del commercio di vicinato tradizionale.


